La
questione è una: anche Daniele tiene famiglia (a questo punto diremmo, fondata
rigorosamente sul matrimonio tra uomo e donna).
L'adesione di Capezzone al carrozzone del PdL si può giustificare
infatti solo con la legittima volontà di un giovane politico di
affermarsi, prendendo il treno al volo e rinnegando il
proprio passato.
Legittima, ma criticabilissima.
Sono lontani i tempi nei quali Capezzone duettava il sabato mattina
con Adinolfi in radio, conducendo "70in2". In quella trasmissione si
respirava una libertà di analisi, di iniziativa e di idee che dubito il Nostro
troverà nel partito di Silvio. E ha ragione Adinolfi a dire che se Capezzone
ascoltasse le registrazioni di quelle puntate, avrebbe qualcosa di più di un
semplice imbarazzo.
Sono lontani i tempi nei quali Capezzone considerava il Governo Prodi, quello
che sosteneva con la sua candidatura, come l'unica alternativa possibile
per la governabilità. Lontani, si, ma fino a un certo punto; si tratta solo di
due anni fa.
Sono lontani i tempi nei quali Capezzone si ribellava al dominus Pannella. Ora
ne ha un altro, Silvio, che si è fatto fare un inno apposta. In altri tempi
tutto ciò sarebbe stato terreno ideale per la sferzante ironia di Capezzone.
In altri tempi, però.
Sono lontani i tempi nei quali Capezzone innalzava i vessilli della laicità
dello Stato. Quando, tanto per capirci, si scontrava con il talebano Giovanardi
sul tema dell'eutanasia. Vagli a parlare ora di eutanasia a Capezzone, che con
Giovanardi condivide l'adesione al PdL.
Non è elegante autocitarsi, ma devo dire che sei mesi fa io il rischio di una
democristianizzazione di Capezzone l'avevo prospettato.
Purtroppo si è materializzato. Daniele ha preferito, come tanti (Rutelli e
Vito su tutti), sfrondare tutte le caratteristiche scomode del Radicale:
il laicismo, il libertarismo, l'adesione alle battaglie sociali. Ha depurato la
sua immagine di tutto ciò e ha accentuato la parte "economica" che è
quella che per un Radicale è più facilmente presentabile in società.
Ed eccolo quindi parlare di libero mercato, sgravi fiscali alle imprese,
meritocrazia e tutto ciò abbia a che fare con il liberismo.
Tutto, proprio tutto, salvo considerare che poi nessuno gli darà
retta perchè se c'è una coalizione che del monopolio da un lato, e
dello statalismo dall'altro, ha fatto la sua bandiera, quello è il
centro-destra.
E allora che senso ha rinunciare alle battaglie sulla laicità per stare con
Giovanardi e la Mussolini per poi vedere il propio programma economico
umiliato dal monopolista per eccellenza dell'economia italiana (Berlusconi) e
dal partito che l'estate scorsa sfilava insieme alla lobby dei tassisti per
opporsi alle liberalizzazioni (AN)?
Non chiedeteglielo, non avrebbe la risposta. Saprebbe solamente replicare con
il suo cavallo di battaglia, "Nun ce provà...", ma senza alcun
effetto.
"Nun ce provà..." era una carta vincente per un politico giovane,
smaliziato, capace di rispondere a chiunque perchè al sopra al di sopra
della politichetta.
Un politico insomma, ben lontano dal Capezzone versione 2008.
| inviato da
atuttiquelliche il 15/2/2008 alle 12:30 | |